Bonsai: cosa sono, stili, scelta del vaso, esposizione, annaffiature

Il bonsai, dal giapponese “bon” vassoio o vaschetta e “sai” coltivare, non è semplicemente un “albero coltivato in vassoio”. L’arte del bonsai, originatasi in Cina (penjing) e affinata in Giappone, è legata alla filosofia Zen e rappresenta un modo per coltivare la natura e la spiritualità anche in forma miniaturizzata. Il bonsai è un’opera d’arte destinata a restare sempre incompiuta, poiché l’albero è un essere vivente che si modifica nel tempo e di cui dobbiamo controllare costantemente sviluppo e forma. Come vedremo, il bonsai si esprime in forme e stili diversi, che verranno scelti anche a seconda della specie di albero e dell’estetica desiderata. Alcuni stili sono più adatti ai bonsai singoli, altri a quelli coltivati in gruppo. Particolare importanza sarà data alla scelta del vaso, o meglio del vassoio, che accoglierà il nostro bonsai a cui non dovremo far mancare annaffiature, terreno ed esposizione adatti. In questa sede non verrà trattata la potatura del bonsai, cui verrà dedicato un articolo a parte.

Bonsai: stili singoli

Gli stili di bonsai individuali (ovvero quelli che presentano un unico tronco) si basano principalmente sulla forma e l’angolazione del tronco e dei rami, e sono raggruppati in cinque categorie principali, da cui derivano numerose varianti.

Bonsai stili singoli:

  1. Moyogi: il più semplice, è lo stile informale, ovvero quello che più si avvicina al portamento spontaneo della pianta. Il tronco presenta delle curve sinuose a “S”, ma l’apice è comunque rivolto verso l’alto e si trova in linea con la base del tronco. I rami si sviluppano dopo ogni curva, mantenendo una forma conica complessiva. Ispirazione: alberi  che hanno dovuto farsi strada tra altri alberi o ostacoli per raggiungere la luce.
  2. Chokkan: lo stile eretto formale è contraddistinto da un solo tronco che cresce perfettamente dritto e verticale assottigliandosi verso la punta. I rami partono dal tronco in modo ordinato, creando una silhouette triangolare o conica. Le specie che più si adattano allo stile Chokkan sono le conifere, come ad esempio il Pinus pentaphylla, lo Juniperus chinensis e lo Juniperus rigida. Ispirazione: alberi che crescono in condizioni ideali e senza ostacoli, come le conifere in un campo aperto.
  3. Shakan: il tronco cresce con un’evidente inclinazione (circa 45 gradi) rispetto al terreno. Le radici sul lato opposto all’inclinazione sono spesso più sviluppate ed esposte per bilanciare visivamente la pianta. Ispirazione: alberi che crescono su pendii o che sono costantemente battuti da un vento forte e persistente.
  4. Kengai: o stile a cascata, copia l’aspetto di alberi cresciuti su dirupi spazzati dal vento. La caratteristica fondamentale è rappresentata dal tronco arcuato e ripiegato al di sotto del bordo inferiore del vaso che esce dal contenitore per formare una cascata. Molte specie si prestano a questo stile, incluse conifere (come ginepri e pini), azalee, cotoneaster, biancospino, cotogno, fucsia, e varie latifoglie, purché la loro struttura permetta di modellare il tronco e i rami in questa postura. Ispirazione: piante che vivono in situazioni estreme, come sulle cime delle montagne o sulle scogliere, con la forza di gravità e gli agenti atmosferici che ne modellano la crescita.
  5. Han-kengai: o semi-cascata [fig. 1]. In questo stile il tronco si ferma appena sotto il bordo del vaso, senza superarne la base. La composizione complessiva è più compatta e meno drammatica della cascata completa. Il movimento è fluido, e i rami contribuiscono a bilanciare la forma scendendo verso il basso. Ispirazione: piante che crescono su scogliere o lungo le sponde dei fiumi, con rami che si allungano verso l’acqua o il vuoto sottostante.
Fig. 1 – Pescia, museo del bonsai, Juniperus chinensis, stile han-kengai (semicascata), dal giappone, circa 40 anni. [credits]

Altri stili singoli

Questi stili di bonsai sono delle varianti dei cinque principali menzionati nel paragrafo precedente che si concentrano su caratteristiche speciali del tronco o della chioma, spesso ispirati a condizioni naturali estreme:

  • Hokidachi (A scopa): tronco dritto, con una chioma rotonda e densa che sembra una scopa rovesciata. Tipico degli alberi spoglianti;
  • Bunjin (Letterati): stile molto elegante e minimale. Tronco sottile e contorto, con pochissimi rami, solo un po’ di verde in cima;
  • Fukinagashi (Spazzato dal vento): tutto l’albero (tronco e rami) pende inclinato da una parte sola, come se ci fosse sempre vento forte;
  • Sharimiki (Con legno morto): presenta parti del tronco morte e bianche (shari) a contrasto con la parte viva con la corteccia. Sembra un albero molto vecchio e combattuto;
  • Sekijoju (Sopra roccia): le radici dell’albero crescono intorno a una roccia visibile prima di entrare nel terreno del vaso;
  • Neagari (Radici a trampolo): le radici sono molto esposte e sollevano il tronco come se fossero dei trampoli.

Bonsai: stili di gruppo

Con le piante che hanno più fusti che nascono dalla stessa radice o con piccoli gruppi di alberi si formano i bonsai di gruppo. I bonsai in gruppo comprendono i seguenti stili:

  • Sokan: o con tronchi gemelli, è la forma più semplice, quella che prevede lo sviluppo di due tronchi con un diametro diverso dalla stessa radice;
  • Sakan: o tronco triplo, con tre tronchi di misure diverse che nascono da una stessa radice;
  • Kabudachi: o bonsai in stile infoltito, quando da una stessa radice facciamo crescere dei fusti di numero dispari superiore a tre;
  • Ikada: o stile a zattera, rappresenta un tronco caduto su un fianco da cui emerge nuova vegetazione;
  • Netsuranari: o stile a zattera sinuoso, se il tronco oltre ad essere caduto su un fianco è anche contorto; per i bonsai di gruppo alcune specie adatte sono i vari aceri e le azalee;
  • Yose-ue: è il più complicato da realizzare. In questo caso alberi di altezza ed età diverse vengono piantati insieme per ricostruire un boschetto, in numero dispari. Le specie più adatte sono i bambù, la zelkoka, i cipressi, gli abeti, gli aceri, i faggi, i larici.

Il vaso per il bonsai

Il vaso è una parte integrante del bonsai: è come la cornice per un quadro. Ce ne sono di forme, dimensioni e prezzi diversi, adatti ai vari stili. La cosa importante è che abbia i fori di drenaggio e che il fondo non presenti deformazioni dove l’acqua possa ristagnare, facendo marcire le radici. I soli “vassoi” che possono non avere fori di drenaggio sono quelli utilizzati per composizioni artistiche che non sono bonsai in senso stretto, come i paesaggi su pietra (detti saikei, non sui-seki) o le composizioni di pietre (sui-seki), dove le piante sono accessorie o non presenti del tutto, e la gestione dell’acqua è differente. I vasi per bonsai sono realizzati principalmente in gres, un materiale ceramico noto per la sua resistenza e porosità controllata, che favorisce una corretta gestione dell’umidità. La scelta tra smaltato e non smaltato dipende sia da considerazioni estetiche (il vaso non smaltato è spesso preferito per alberi più maturi o stili più rustici) che pratiche.

Scelta del vaso per il bonsai

I vasi per bonsai sono scelti in base a un’armonia estetica che ne esalti le caratteristiche. Ecco una guida su come scegliere il vaso appropriato in base allo stile del bonsai:

1. Forma e Stile dell’Albero

La forma del vaso dovrebbe completare la forma dell’albero:

  • Stili Verticali (Moyogi, Chokkan): si abbinano bene con vasi ovali o rettangolari. La profondità del vaso bilancia l’altezza dell’albero.
  • Stile Cascata/Semi-cascata (Kengai, Han-kengai): richiedono vasi più alti, spesso a forma quadrata o rotonda, per permettere ai rami di scendere lungo il bordo senza toccare il terreno. La base stretta si equilibra con la massa che pende verso il basso;
  • Stile Inclinato (Shakan): vasi ovali o rettangolari poco profondi funzionano meglio. La linea del vaso non deve competere con la linea diagonale del tronco;
  • Stile Bosco/Foresta (Yose-ue): vasi larghi, poco profondi e ovali o rettangolari sono ideali per dare un senso di vastità del paesaggio e permettere la disposizione di più tronchi.

2. Dimensioni (Lunghezza, Larghezza e Profondità)

Le proporzioni sono fondamentali per l’equilibrio visivo:

  • Lunghezza: in genere, la lunghezza del vaso dovrebbe essere circa due terzi dell’altezza dell’albero. Per stili a cascata, l’altezza del vaso può superare l’altezza dell’albero;
  • Larghezza: per gli alberi con un tronco grosso e largo, la larghezza del vaso dovrebbe essere circa due terzi della larghezza massima della chioma;
  • Profondità: la profondità del vaso dovrebbe essere circa uguale al diametro della base del tronco (nebari). Un albero robusto richiede un vaso leggermente più profondo per stabilità ed equilibrio visivo. Alberi molto vecchi o stili formali possono richiedere maggiore profondità.

3. Colore e Finitura (Smaltato o Non Smaltato)

Il colore del vaso non dovrebbe distrarre l’osservatore dall’albero:

  • Vasi non smaltati (gres naturale): sono la scelta più comune per la maggior parte dei bonsai, specialmente per conifere e alberi maturi. I colori terrosi (marrone, grigio, terracotta) sono neutri e si abbinano bene con la corteccia e il verde del fogliame.
  • Vasi smaltati: vengono utilizzati per alberi da frutto, da fiore o con colori autunnali brillanti (es. aceri, meli). I colori dello smalto dovrebbero essere scelti per armonizzarsi o contrastare leggermente con i fiori o le foglie in quel periodo dell’anno. Si tende a evitare colori troppo vivaci o lucidi per alberi maestosi e antichi.

4. Texture

  • Vasi lisci e formali: adatti a stili eleganti e formali, o a bonsai con corteccia liscia.
  • Vasi ruvidi o con texture: si usano per alberi con cortecce vecchie, robuste o che crescono in natura in ambienti difficili (es. pini, ginepri).

In sintesi, la scelta del vaso è un’arte che si affina con l’esperienza. L’obiettivo finale è trovare un contenitore che, pur essendo bello, passi in secondo piano rispetto alla bellezza naturale del bonsai stesso.

Annaffiature

Anche le cure da riservare al bonsai, come le annaffiature, rappresentano quasi dei rituali all’interno di questa forma d’arte. Dalla primavera a fine estate bagniamo regolarmente il bonsai. Quando è leggermente asciutto annaffiamolo dall’alto, con un annaffiatoio per bonsai, come se si trattasse di una sottile pioggerella, e facendo in modo di bagnare sia le foglie sia la terra alla base dell’albero. Sospendiamo quando l’acqua comincia a uscire dal foro di drenaggio. Dopo alcuni minuti, ne possono bastare circa una decina, ripetiamo l’operazione. All’inizio dell’autunno diminuiamo le annaffiature fino a farle più rade d’inverno, quando l’albero si trova nella fase di riposo vegetativo. Naturalmente questa regola non vale se il bonsai vive in casa dove i termosifoni sono in funzione. In questo caso controlliamo che il terreno non si asciughi mai del tutto. È preferibile posizionare un sottovaso con della ghiaia da mantenere costantemente umida.

Esposizione

Quasi tutti i bonsai vogliono molta luce e accettano il pieno sole tranne in piena estate, quando preferiscono la mezz’ombra. L’esposizione è un fattore critico per la salute del bonsai e varia a seconda della stagione e della specie. La maggior parte dei bonsai trae beneficio dalla luce naturale, spesso richiedendo almeno 6 ore di luce diretta al giorno. La luce solare permetterà una crescita compatta, con internodi corti e rami robusti. Anche gli agenti atmosferici esterni come pioggia e vento favoriscono una crescita sana. Ricordiamoci solo di proteggere il vaso dal surriscaldamento estivo (coprendolo con un panno o schermandolo) e le radici dal gelo invernale.

Ecco come gestire l’esposizione del bonsai a seconda della stagione:

  • Primavera: collocare il bonsai in pieno sole per permettere una crescita vigorosa e sana;
  • Estate: spostare la pianta in una posizione di mezz’ombra o proteggerla dal sole diretto delle ore più calde (mezzogiorno), per evitare che le foglie si brucino o si “sbianchino”;
  • Autunno: riportare il bonsai in pieno sole per favorire la vegetazione e prepararlo all’inverno;
  • Inverno: proteggere i bonsai dalle gelate intense e prolungate, specialmente le specie più delicate o quelle con vasi piccoli. Le specie rustiche possono rimanere all’aperto (anche sotto la neve), mentre le specie tropicali/mediterranee vanno riparate in verande non riscaldate o portate temporaneamente in casa in una zona luminosa. 

Esposizione bonsai da interno

I bonsai da interno (come Ficus, Podocarpo, ecc.) sono piante tropicali che possono vivere in appartamento tutto l’anno, purché in una posizione molto luminosa e al riparo dagli sbalzi di temperatura. 

Terriccio per il bonsai

Una buona composizione di base per il terriccio bonsai è data da un terzo di terra da giardino, un terzo di torba e un terzo di sabbia. Ci sono alcune specie che richiedono piccole modifiche nella composizione del terriccio. Per esempio le conifere preferiscono un composto on circa il 50% di sabbia, mentre le specie che fioriscono gradiscono un terriccio arricchito con dello stallatico maturo. In ogni caso, per maggiore comodità, possiamo usare terra specifica per bonsai che trova facilmente in molti vivai, anche online. Per le conifere questa terra inerte, costituita da argilla vulcanica giapponese, si chiama “akadama” [in vendita anche su Amazon clicca qui]. Per le piante acidofile si può usare un’altra terra simile, ma a pH acido che si chiama “kanuma” [clicca qui]. Per le piante da interno, infine, utilizziamo un terriccio pronto composta in parte sempre con “akadama”.

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Anna Elisa Catanese

Dottoressa in Scienze e Tecniche Erboristiche, Anna Elisa è l'autrice principale di Natural Magazine. Scrive di salute, benessere e rimedi naturali con un approccio basato sulle evidenze scientifiche.

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