Sindrome da fatica cronica: creato nuovo test di diagnosi che sfrutta le nanotecnologie

La diagnosi della sindrome da fatica cronica o encefalomielite mialgica (ME/CFS), è tuttora basata sull’osservazione di segni e sintomi che possono includere: estrema stanchezza fisica e mentale, disturbi del sonno (sonno non ristoratore), problemi di memoria, dolori muscolari, mal di gola ricorrente, linfonodi ingrossati, problemi gastro-intestinali e genitourinari. Ogni sforzo, anche minimo diventa insostenibile, ma tali sintomi possono appartenere ad altre condizioni, per cui l’individuazione della malattia è molto difficile: si indaga la storia medica del paziente, si effettuano analisi su analisi, si va per esclusione, allungando inevitabilmente i tempi per una corretta diagnosi.

Spesso chi soffre di sindrome da fatica cronica non viene creduto (a volte nemmeno dai medici), rendendo ancora più frustrante la situazione di chi avverte i sintomi (reali) di questa malattia fortemente invalidante. I risultati di un nuovo studio, appena pubblicati sulla rivista scientifica National Academy of Sciences, potrebbero presto fornire un nuovo ed accurato strumento per diagnosi della sindrome da fatica cronica che si avvale delle nanotecnologie.

Spesso la sindrome da fatica cronica è classificata come immaginaria

Gli scienziati della Stanford University School of Medicine, California, hanno scoperto un biomarcatore per la ME/CFS ed hanno sviluppato un test per la diagnosi. Il test è in grado di rilevare la reazione delle cellule immunitarie e del plasma sanguigno allo stress ed allo stesso tempo potrebbe essere un mezzo per individuare i farmaci più efficaci per la cura della sindrome da fatica cronica. Il prof. Ron Davis ha ideato il test insieme al suo team, che include il primo autore dello studio Rahim Esfandyarpour. Il prof. Davis rivela la motivazione che lo ha spinto ad effettuare questa ricerca: Troppo spesso la sindrome da fatica cronica è classificata come immaginaria.” Le persone che cercano aiuto per la encefalomielite mialgica si rivolgono normalmente al medico, il quale nel tentativo di individuare la patologia in questione, prescriverà loro analisi e test diagnostici vari, ma, come afferma il prof. Davis, “per le persone con sindrome da fatica cronica, i risultati appariranno tutti normali.” Questo perché nessuno degli attuali test diagnostici è sufficientemente approfondito.

Il test nanoelettronico per la diagnosi della sindrome da fatica cronica

Le nanotecnologie rappresentano una nuova frontiera in campo medico e scientifico. Quello degli scienziati californiani è un test nanoelettronico, che misura i piccoli cambiamenti di energia per valutare la salute delle cellule immunitarie e del plasma sanguigno e per vedere come queste reagiscono allo stress. Per sviluppare il test, gli scienziati hanno approfittato dei “progressi nella micro/nanofabbricazione, del rilevamento elettrico diretto delle proprietà cellulari e molecolari, della microfluidica e delle tecniche di intelligenza artificiale“. Il test rileva interazioni biomolecolari in tempo reale utilizzando migliaia di elettrodi per creare una corrente elettrica e piccole camere contenenti i campioni di sangue con solo cellule immunitarie e plasma sanguigno. All’interno delle piccole camere, le cellule immunitarie e il plasma interagiscono con la corrente elettrica, alterandone il flusso. Gli scienziati hanno effettuato il test su campioni di sangue di 40 persone con e senza sindrome da fatica cronica. Hanno quindi valutato le variazioni del flusso di corrente elettrica che attraversava ogni singolo campione: più erano grandi, meno sano era il campione di sangue, poiché corrispondenti a dei cambiamenti a livello cellulare, che si traducono in una incapacità delle cellule immunitarie e del plasma sanguigno di reagire ed elaborare in modo efficiente lo stress.

Prove scientifiche che questa malattia non è un frutto della mente

Il test ha individuato accuratamente tutte le persone con sindrome da fatica cronica senza fare errori. Negli esperimenti effettuati dal Prof. Davis e colleghi, tutti i campioni di sangue provenienti da pazienti con encefalomielite mialgica hanno mostrato un picco evidente che indicava grandi variazioni nella corrente elettrica, cosa che non è accaduta per i campioni di persone sane. “Non sappiamo esattamente perché le cellule e il plasma agiscano in questo modo, o persino quello che stanno facendo”, afferma il prof. Davis. Tuttavia, i risultati offrono prove scientifiche che questa malattia non è un frutto della mente di un pazientee continua – Vediamo chiaramente una differenza nel modo in cui le cellule immunitarie sane e quelle di persone con sindrome da fatica cronica trattano lo stress.”

Il test potrà essere utile per individuare la cura più efficace

Il test nanoelettronico potrà anche essere impiegato per trovare la cura più efficace contro la sindrome da fatica cronica. “Utilizzando il test di nanoelettronica”, spiega Esfandyarpour, “possiamo aggiungere dosi controllate di molti diversi farmaci potenzialmente terapeutici ai campioni di sangue del paziente e ripetere il test diagnostico”. In questo modo, se il test trova ancora picchi di corrente elettrica dopo il trattamento, significa che il farmaco non ha funzionato e che le cellule immunitarie rispondono ancora male allo stress. Al contrario, se il farmaco attenua i picchi, potrebbe significare che esso stia aiutando le cellule immunitarie e il plasma sanguigno a combattere lo stress e dunque la sindrome da fatica cronica.

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Anna Elisa Catanese

Ciao sono Anna Elisa Catanese, Dott.ssa in Scienze e tecniche erboristiche, autrice principale dei contenuti di questo sito web. Sono anche una cantante e creatrice di bijoux. Ho alle spalle collaborazioni come autrice di articoli con numerosi siti quali Blasting news e Dokeo. Su Natural Magazine troverete notizie inerenti salute, benessere, alimentazione sana, rimedi naturali e molto altro ancora.