Pesco: coltivazione, cure, raccolta, cultivar più diffuse

“Fiori rosa, fiori di pesco…” è l’incipit, nonché il titolo di una celebre canzone del 1970 nata dal sodalizio musicale Mogol-Battisti, che con queste parole evoca un inizio di primavera carico di speranze, ben presto deluse (ma questa è un’altra storia…). Il pesco (Prunus persica) è un albero appartenente alla famiglia delle Rosaceae, coltivato per i suoi gustosi frutti estivi – le pesche – e per la bellezza della sua precoce e delicata fioritura primaverile. Nel seguente articolo scopriremo: origini, storia, coltivazione, cure, raccolta, potatura, moltiplicazione del pesco e sue varietà più apprezzate.

Pesco: origini e storia

Come indicato dal nome della specie, persica, il pesco sarebbe giunto da noi dalla Cina attraverso il Medio Oriente, più precisamente dalla Persia, l’attuale Iran, dove ancora cresce allo stato selvatico. L’introduzione di questa pianta in Europa è attribuita ad Alessandro Magno in seguito alle spedizioni contro i Persiani, mentre per altri studiosi furono i Greci ad importare il pesco attraverso l’Egitto.

Oggi il pesco, con le sue innumerevoli varietà, è diffuso in molte regioni a clima temperato: i maggiori produttori sono gli Stati Uniti, seguiti dall’Italia, Spagna, Grecia, Cina, Francia e Argentina. In Italia le regioni maggiori produttrici di pesche sono l’Emilia-Romagna (circa 1/3 della produzione), seguita da Campania (1/4), Veneto e Lazio. I primi pescheti specializzati in Italia risalgono alla fine dell’800′ e sono stati realizzati in provincia di Ravenna.

Pesco: descrizione

Il pesco è un albero di modeste dimensioni caratterizzato da un apparato radicale superficiale, da corteccia scura e da rami radi e divaricati di color bruno rossiccio. Le foglie sono lanceolate, strette, un poco seghettate. I fiori che spuntano prima delle foglie all’inizio della primavera, sono di colore rosa, composti da cinque petali e cinque sepali e con numerosi stami prominenti.

Fiori di pesco

I frutti (pesche) sono costituiti da drupe carnose consistenti e tondeggianti al cui interno è presente un nocciolo legnoso che protegge il seme vero e proprio (armellina), una specie di mandorla di cui richiama anche il sapore (non ingerire poiché tossico per la presenza di amigdalina, glicoside cianogenetico che per azione di alcuni enzimi intestinali si trasforma in cianuro). Le pesche, la cui buccia può essere tomentosa (la pesca propriamente detta), liscia (le nettarine o pesche noci), hanno polpa bianca o gialla, un gusto definito spiccatamente dolce o leggermente asprigno a seconda della varietà, e sono caratterizzate da un alto contenuto di acqua, vitamina C, Calcio, Potassio, Magnesio.

Pesche: varietà e cultivar più diffuse

Il pesco è forse la pianta da frutto che più di tutte si presta e si è prestata alla realizzazione di cultivar e varietà diversissime tra loro. La moltiplicazione per innesto e la necessità di adattare la coltivazione al terreno e ai vari ambienti, ma anche le diverse richieste dei consumatori, hanno portato alla creazione di un numero imprecisato di culivar che vanno a caratterizzare le regioni e le provincie italiane. Tra le varietà di pesche più apprezzate e diffuse in commercio troviamo:

  • Pesca gialla: pelle vellutata e polpa gialla, è in assoluto la varietà di preferita dagli italiani;
  • Pesca bianca: simile alla pesca gialla, si differenzia essenzialmente per il colore pallido della sua polpa;
  • Pesca nettarina gialla: è la pesca noce, dalla pelle liscia e polpa gialla e molto succosa;
  • Pesca nettarina bianca: caratteristiche simili alla nettarina gialla, ma con polpa di colore chiaro;
  • Pesca percoca: coltivata in Campania, Calabria e Puglia, è la varietà di pesca gialla che tipicamente viene impiegata per la preparazione di succhi, frutta sciroppata, vino aromatizzato;
  • Pesca tabacchiera: detta anche saturnina o saturnia, è subito riconoscibile per l’insolita forma piatta. Ha buccia vellutata e polpa dolcissima. La pesca tabacchera viene principalmente coltivata in Sicilia e nelle Marche;
  • Pesca merendella: buccia liscia di colore rosso e verde, sapore molto dolce, polpa croccante, la merendella è una varietà rara e pregiata coltivata in Calabria, soprattutto nel catanzarese;
  • Pesca di Bivona: chiamata anche Montagnola, la Bivona è una pesca dalla polpa bianca e soda coltivata nell’omonimo comune in provincia di Agrigento e dintorni, in Sicilia;
  • Pesca tardiva di Leonforte IGP: anche questa varietà di pesca è tipica della Sicilia, precisamente della zona di Leonforte, in provincia di Enna e viene impiegata principalmente per la produzione di frutta sciroppata e succhi. La pesca tardiva di Leonfronte è anche detta “settembrina” per la tardività della sua maturazione e raccolta che avviene da settembre a novembre in seguito ad una particolare tecnica di coltivazione che prevede l’impacchettamento dei frutti in carta pergamena da metà giugno;
  • Pesca di Verona IGP: sotto il marchio di pesca IGP di Verona sono raggruppate pesche e pesche noci che crescono solo nel veronese garantite e certificate.

Pesco: coltivazione

Il punto di partenza per la coltivazione del pesco è la scelta di un astone innestato in vivaio adatto alle condizioni ambientali e climatiche del nostro orto. Il pesco prevede diverse forme di allevamento, in volume, a parete, verticale o pareti inclinate, stabilite in base al tipo di coltura che si intende ottenere e al tipo di potatura praticato nei primi anni. Da questo e dal grado di fertilità del terreno e dall’esposizione, che dev’essere in pieno sole, dipende anche la distanza tra le file del pescheto: in caso di alberi coltivati a volume, certamente la forma migliore per un normale giardino, bisogna mantenere 6 – 7 metri di distanza tra una pianta e l’altra in tutte le direzioni.

Il terreno per la coltivazione del pesco dev’essere neutro, fertile, meglio se preparato per tempo con abbondante e profonda concimazione e con uno scasso esteso. Particolare attenzione va destinata al sistema di drenaggio che deve garantire alla pianta la totale assenza di ristagni.

Pesco: cure, irrigazione, potatura, fertilizzazione

Il pesco può sopportare bene anche periodi di siccità, ma ai fini della produzione è bene irrigare abbondantemente durante tutto il periodo vegetativo. Un terreno fresco infatti migliora sensibilmente il numero, la qualità e la consistenza dei frutti. A tale scopo e per migliorare l’areazione del terreno può essere anche utile seminare il prato tra un albero di pesco e l’altro. Tuttavia occorrerà considerare il maggiore assorbimento di acqua e una minima competizione tra l’erba e il pesco a cui bisogna sopperire con maggiore fertilizzazione.

Esistono poi due pratiche colturali che ci permetto di ottenere un raccolto di pesche migliore: la potatura e la riduzione dei frutti. La potatura, che diventa sostanziale già dal quarto anno, è volta a migliorare la qualità della produzione riducendo i rami fruttiferi in modo da privilegiare quelli più vigorosi e meglio orientati. Il diradamento dei frutti, da effettuare 30-40 giorni dopo la fioritura, consiste nel togliere dal 50% al 70% dei frutticini per ottenere pesche di qualità commerciale. Per l’utilizzo prettamente domestico quest’attività può essere anche meno drastica, limitandosi ad eliminare solo i frutti in sovrannumero per dare maggiore possibilità di maturazione a quelli rimasti.

Dopo la fioritura è utile distribuire del fertilizzante minerale completo che sostenga la pianta nella produzione dei frutti.

Pesco: raccolta e conservazione

I frutti del pesco non giungono a maturazione contemporaneamente ed è dunque possibile effettuare la raccolta secondo le necessità. I parametri per valutare la corretta maturazione sono il colore della buccia e la consistenza del frutto, ma dato il numero di varietà e cultivar, non è possibile disporre di un parametro univoco e l’assaggio diventa il metodo migliore di valutazione.

A seconda del livello di produzione può essere utile prevedere il sistema di conservazione più appropriato. Le pesche possono essere trasformate in confetture e gelatine, oppure congelate o conservate sotto sciroppo o alcool.

Pesco: moltiplicazione, semina, innesto

Molte varietà di pesco si possono moltiplicare per semina, ma la tecnica più usata è l’innesto che viene effettuato a gemma dormiente. Si effettua in agosto-settembre, su piantine ottenute seminando nella primavera dello stesso anno. I portainnesti maggiormente usati sono i peschi franchi, cioè nati da seme, che permettono di ottenere piante molto vigorose, e i mandorli, adatti nel caso di terreni calcarei.

Pesco: malattie e parassiti

I parassiti del pesco più frequenti sono l’afide farinoso del pesco che ricopre la pagina inferiore delle foglie di una cera biancastra, la cocciniglia di San José che forma incrostazioni sui rami, la cocciniglia bianca e la mosca della frutta.

Tra le malattie vanno tenute presenti il Mal della bolla che produce delle deformazioni rossastre sulle foglie, e la mummificazione delle pesche che determina l’imbrunimento dei fiori e il disseccamento dei rametti fruttiferi.

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Anna Elisa Catanese

Ciao sono Anna Elisa Catanese, Dott.ssa in Scienze e tecniche erboristiche, autrice principale dei contenuti di questo sito web. Sono anche una cantante e creatrice di bijoux. Ho alle spalle collaborazioni come autrice di articoli con numerosi siti quali Blasting news e Dokeo. Su Natural Magazine troverete notizie inerenti salute, benessere, alimentazione sana, rimedi naturali e molto altro ancora.

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