Cavolfiore: coltivazione, terreno, concimazione, trapianto, raccolta

L’estate è il momento giusto per pensare alla coltivazione del cavolfiore, al fine di poter gustare i bianchi fiori (corimbi) di questo prezioso ortaggio nel periodo autunno/inverno. Il cavolfiore, ricco di vitamine e sali minerali, è un toccasana per la nostra salute. Come le altre verdure appartenenti alla famiglia delle Cruciferae o Brassicaceae contiene composti solforati dall’azione anti-cancro chiamati isotiocianati, che tuttavia si deteriorano facilmente con la cottura. Consumiamo il cavolfiore dunque crudo in insalata o previa cottura leggera a vapore per godere appieno dei suoi benefici. Analogamente alle altre crucifere il cavolfiore è controindicato in chi soffre di disturbi a carico della tiroide. Il cavolfiore non è una pianta di difficile coltivazione: basteranno poche, semplici cure per ottenere un raccolto abbondante.

Tipo di terreno e concimazione

Il cavolfiore per la sua coltivazione desidera un terreno di medio impasto, né troppo sabbioso, né troppo argilloso, ricco di humus. L’aspetto più importante tuttavia riguarda il pH del terreno, che dev’essere intorno a 6.5-7. Se è inferiore a 6 potremmo correggerlo mescolando alla terra della calce agricola (meglio quella che contiene del magnesio), ma tale operazione va fatta con largo anticipo, almeno un mese prima della semina o del trapianto. Ciò consentirà di ridurre il rischio di malattie fungine, quali l’ernia del cavolo. Per quanto riguarda la concimazione possiamo somministrare del fertilizzante complesso del tipo 15-15-15 alla dose di 60/100 g per ogni metro quadro. Successivamente, dopo circa un mese dal trapianto, sarà utile aggiungere intorno ad ogni pianta 1-2 cucchiai di concime azotato come l’urea o il nitrato d’ammonio. La coltivazione biologica del cavolfiore prevede una concimazione di fondo prima del trapianto con composto o letame ben maturo nella dose di 4 q/100 mq.

Annaffiature, clima più adatto alla coltivazione del cavolfiore

Il cavolfiore ama il clima temperato caldo, ma teme la siccità, specie nelle prime fasi di crescita. Nel periodo estivo annaffiamo almeno una volta a settimana o più spesso, senza però mai creare pericolosi ristagni. Dobbiamo avere inoltre cura di eliminare tutte le piante infestanti che sottraggono luce, acqua e nutrimento alla nostra coltura.

Semina e trapianto del cavolfiore

Il cavolfiore si può seminare in semenzaio o in pieno campo da aprile a settembre a seconda della cultivar prescelta. Per la semina in semenzaio (da preferire date le esigenze di spazio del cavolfiore) poniamo il seme nel terreno ad un cm di profondità, avendo cura di mantenerlo costantemente umido durante il periodo di germinazione e sviluppo della piantina. Dopo circa 40 giorni, al calar della sera, potremo trapiantare nell’orto le nuove piantine alla distanza di 50-60 cm l’una dall’altra. Possiamo anche acquistare le piantine da trapiantare già pronte presso un qualsiasi vivaio.

Raccolta del cavolfiore

Le varietà precoci cominciano a maturare ad ottobre, mentre per le tardive la raccolta può avvenire fino ad aprile/maggio. Il momento giusto per raccogliere il cavolfiore è quando le teste sono ancora molto sode e compatte. Per evitare che i corimbi prendano un colore verdognolo, stringiamo le grandi foglie che li circondano con un elastico, in modo da impedirgli di prendere la luce diretta del sole.

Malattie e insetti che attaccano il cavolfiore

Numerosi sono i parassiti animali che possono attaccare il cavolfiore: cecidomia, altica, maggiolino, mosca del cavolo. Si raccomanda pertanto di effettuare trapianti profondi e rincalzature, impiegando letame perfettamente maturo, lavorando il terreno prima del trapianto per esporre le larve agli uccelli. Altro insetto capace di far grossi danni alle nostre colture è la bianca farfalla cavolaia (Pieris brassicae) che depone le uova sulle foglie dei cavoli; i bruchi rosicchiano le foglie fino alle nervature e possono distruggere l’intero raccolto. La lotta biologica contro la cavolaia vede l’impiego del Bacillus thuringiensis. Tra le malattie fungine che colpiscono il cavolfiore vi è l’ernia del cavolo, che causa formazioni tumorali e galle sulle radici e più raramente anche alla base del fusto, che portano al deperimento e la morte la pianta.

Ernia del cavolo

Altre malattie fungine che possono colpire il cavolfiore comprendono: la peronospora, la ruggine bianca delle crocifere, la nebbia o mal bianco, il marciume secco delle crocifere e l’alternariosi del cavolo o disseccamento delle foglie esterne. In caso di infezioni fungine è bene distruggere le piante infette. Un modo per prevenire le malattie crittogamiche è quella di utilizzare sementi di varietà resistenti garantite, evitando di coltivare sullo stesso terreno qualsiasi tipo di crocifera prima che siano trascorsi 7 anni dal manifestarsi di un’infezione.

Rotazione colturale e consociazione

Dopo il raccolto non coltiviamo il cavolfiore o altre crucifere nella stessa porzione di orto per almeno tre anni. Durante questo periodo possiamo coltivare al loro posto delle leguminose (piselli, fagioli, fagiolini, fave, etc.), che arricchiranno il terreno di azoto. Le consociazioni migliori del cavolfiore sono quelle con i pomodori o con alcune aromatiche (salvia, rosmarino, sedano) capaci di tenere alla larga alcuni insetti nocivi tra cui la cavolaia e mosca del cavolo, tra i più dannosi per questa coltura.

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