Fegato grasso e dieta: i benefici dell’indolo-3-carbinolo di cavoli & co

Un nuovo studio condotto dagli scienziati del Texas A&M AgriLife Research dimostra come un composto naturale presente in molte verdure appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae (Crucifere) e prodotto anche dalla microflora intestinale, l’indolo-3-carbinolo, possa essere utilizzato per combattere la steatosi epatica non alcolica o NAFLD. Cavoli, cavoli, cavolfiori, broccoli e cavoletti di Bruxelles ci proteggerebbero dunque non solo dal cancro, ma anche da una condizione tanto diffusa, quanto insidiosa, come il fegato grasso. I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati sulla rivista specializzata Hepatology.

Steatosi non alcolica o NAFLD

La steatosi non alcolica o NAFLD si verifica principalmente quando, a causa di una dieta poco sana, ricca di acidi grassi saturi, il fegato assume un aspetto “marmorizzato”, per la presenza di depositi di grasso nel tessuto epatico che superano il 5-10% del peso dell’organo. La steatosi non alcolica risulta strettamente correlata a sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e obesità. Se non adeguatamente affrontata, tale condizione può portare inizialmente all’infiammazione dell’organo (steatoepatite) e più tardi a malattie del fegato potenzialmente letali, tra cui cirrosi e cancro al fegato.

Il fegato grasso è da 7 a 10 volte più comune nelle persone obese rispetto alla popolazione generale. L’obesità provoca uno stato d’infiammazione cronica che non colpisce solo il fegato, ma l’intero organismo. A guidare questa infiammazione sono i macrofagi, globuli bianchi normalmente deputati a combattere le infezioni. I batteri intestinali (microbioma) possono avere un effetto – positivo o negativo – sulla progressione della malattia del fegato grasso. Alcuni di questi, a partire dall’amminoacido triptofano, producono un composto chiamato indolo, il quale è presente anche nei vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere, come cavoli e cavolfiori. L’indolo, come dimostrato dal nuovo studio in questione, sarebbe capace di proteggerci dall’insorgenza della steatosi non alcolica.

I benefici dell’indolo-3-carbinolo sul fegato: lo studio

Il presente studio ha esaminato l’effetto epatoprotettivo dell’indolo sull’uomo, su modelli animali ed infine su cellule coltivate in vitro. Ha studiato la misura in cui l’indolo allevia la malattia del fegato grasso non alcolico, incorporando i risultati di precedenti studi su batteri intestinali, infiammazione intestinale e infiammazione del fegato. Ha anche incorporato le indagini precedenti riguardo a come l’indolo migliori la condizione del fegato grasso nei modelli animali.

Dei 137 partecipanti allo studio, tutti volontari cinesi, il team di ricerca ha scoperto che le persone con un indice di massa corporea più elevato tendevano ad avere livelli più bassi di indolo nel sangue. Inoltre, i livelli di indolo di coloro che erano clinicamente obesi erano significativamente più bassi di quelli considerati magri. I volontari con i livelli di indolo più bassi erano quelli con una maggiore quantità di deposito di grasso nel fegato.

Per determinare ulteriormente l’impatto dell’indolo sulla steatosi epatica non alcolica, il team di ricerca ha utilizzato modelli animali alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi (gruppo di controllo) e una dieta ricca di grassi per simulare gli effetti del NAFLD. “Il confronto tra modelli animali alimentati con una dieta povera di grassi e una dieta ricca di grassi ci ha permesso di comprendere meglio in che modo l’indolo è rilevante per la NAFLD”, ha dichiarato l’italiano Gianfranco Alpini, direttore dell’Indiana Center for Liver Research. Alpini ha affermato che il trattamento di modelli animali che imitano il NAFLD con indolo ha ridotto significativamente l’accumulo di grasso e l’infiammazione nel fegato.

Il team di ricerca ha anche studiato in che modo l’indolo influenzi le singole cellule. La prof.ssa Shannon Glaser, ha confermato che oltre a ridurre la quantità di grasso nelle cellule del fegato, l’indolo agisce anche sulle cellule dell’intestino, che inviano segnali molecolari che riducono l’infiammazione.

Cavoli & ci proteggono dal fegato grasso: i commenti degli autori

Una dieta ricca di broccoli, cavoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, etc. non può che risultare benefica dunque per la salute del nostro fegato (attenzione il consumo di Brassicaceae può essere sconsigliato in soggetti affetti da malattie tiroidee).

“Sulla base di questa ricerca, riteniamo che alimenti sani con un’alta capacità di produzione di indolo siano essenziali per prevenire la NAFLD e siano vantaggiosi per migliorare la salute di coloro che ne sono affetti “, ha dichiarato il prof. Chaodong Wu, membro del Texas A&M AgriLife Research e principale autore dello studio, che afferma: “Questo è un altro esempio che dimostra come i cambiamenti nella dieta possano aiutare a prevenire o a curare le malattie migliorando il benessere dell’individuo.”

“Il legame tra intestino e fegato aggiunge un ulteriore livello di complessità agli studi sulla steatosi non alcolica, e sono necessari ulteriori studi futuri per comprendere appieno il ruolo dell’indolo, commenta Glaser.

Gli alimenti con un’alta capacità di produzione di indolo o medicinali che ne imitino gli effetti potrebbero rappresentare nuove terapie per il trattamento della NAFLD, ha affermato Wu, concludendo che la prevenzione è un altro aspetto importante da considerare: Prevenire lo sviluppo e la progressione del NAFLD può dipendere da approcci nutrizionali che permettano ai microbi intestinali di consentire all’indolo e ad altri metaboliti di funzionare efficacemente.

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Anna Elisa

Ciao sono Anna Elisa Catanese, Dott.ssa in Scienze e tecniche erboristiche, autrice principale dei contenuti di questo sito web. Sono anche una cantante e creatrice di bijoux. Ho alle spalle collaborazioni come autrice di articoli con numerosi siti quali Blasting news e Dokeo. Su Natural Magazine troverete notizie inerenti salute, benessere, alimentazione sana, rimedi naturali e molto altro ancora.

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