L’olio di cocco è “puro veleno” : il video della prof di Harvard, Karin Michels

La docente di Harvard, Karin Michels non esista a definire in un video choc l’olio di cocco “puro veleno” e “una delle cose peggiori che si possano mangiare”, per la presenza di grassi saturi, dannosi per la salute.
L’olio di cocco, tanto decantato quale scelta alimentare salutare, non lo sarebbe affatto. L’olio (o burro, in quanto alle basse temperature si presenta allo stato solido) è ottenuto dall’endosperma della noce di Cocos nucifera, prima essiccato (copra) e poi pressato. È notoriamente ricco in acidi grassi saturi a catena corta e media quali acido laurico (la metà degli acidi grassi totali), caprico e caprilico, ma è povero dei ben più salutari acidi grassi insaturi quali l’oleico e il linoleico. Per queste sue caratteristiche un suo impiego alimentare dovrebbe essere limitato o persino evitato, in quanto l’olio di cocco rappresenterebbe “puro veleno“, secondo le dichiarazioni choc della prof.ssa Karin Michels, epidemiologa dell’Harvard TH Chan school of public health.

L’Olio di cocco non è un superalimento, è puro veleno

L’olio di cocco, avrà senza dubbio fantastiche proprietà cosmetiche, lascia la pelle liscia e setosa e può essere impiegato per la cura dei capelli. Ma la prof.ssa Michels, in occasione di una conferenza intitolata “Olio di cocco e altri errori nutrizionali” (Kokosöl und andere Ernährungsirrtümer) tenutasi a luglio presso l’Università di Friburgo (Germania), dove l’epidemiologa di Harvard svolge anche il ruolo di direttore dell’Istituto per la prevenzione e l’epidemiologia del tumore (Institute for Prevention and Tumour Epidemiology), si è scagliata contro l’impiego alimentare dell’olio di cocco, diffondendo le sue posizioni, in lingua tedesca, attraverso un video. Il video del discorso della Michels è stato postato su YouTube raggiungendo allo stato attuale oltre 2 milioni di visualizzazioni. 

L’olio di cocco contiene il doppio dei grassi saturi del lardo

Il consumo di olio di cocco, data la massiva presenza degli acidi grassi saturi contribuirebbe all’aumento del colesterolo “cattivo” LDL, notoriamente correlato al rischio di malattie cardiovascolari. Quest’olio contiene oltre l’80% di grassi saturi, più del doppio delle quantità presenti nel lardo e il 60% in più rispetto al gocciolamento delle carni bovine. Già lo scorso anno, secondo una revisione condotta dall’American Heart Association, era stato rilevato che tre quarti del pubblico americano consideravano salutare l’olio di cocco, ma che solo il 37% dei nutrizionisti era d’accordo. 

Perché tanto interesse nei confronti dell’olio di cocco? 

Nei primi anni 2000, due studi della Columbia University, rilevarono l’impatto degli acidi grassi a catena corta e media, presenti nell’olio di cocco, sul controllo del peso corporeo. I risultati mostrarono che i partecipanti, seguendo una dieta a base di acidi grassi a catena corta e media riuscirono sorprendentemente a bruciare i grassi più rapidamente rispetto al gruppo di controllo. Sulla scia di tali evidenze scientifiche (certamente da verificare ed approfondire), la propaganda commerciale positiva ha erto l’olio di cocco a “superalimento” convincendo tutti della bontà del prodotto. 

Nessuna prova scientifica a sostegno dei benefici dell’olio di cocco sulla salute

Il monito della Prof.ssa Michels diffuso con il video, in cui non esita a definire l’olio di cocco come “una delle cose peggiori che si possano mangiare“, dunque piomba come un fulmine a ciel sereno tra i tanti sostenitori e fanatici dell’olio di cocco, tra cui celebrity quali Gwyneth Paltrow ed altre. Ben prima delle dichiarazioni della Michels le linee guida della British Nutrition Foundation affermavano che: “L’olio di cocco può essere incluso nella dieta, ma dato che è ricco di grassi saturi dovrebbe essere incluso solo in piccole quantità e come parte di una dieta equilibrata – e che – non ci sono finora prove scientifiche forti a sostegno dei benefici per la salute derivanti dal consumo di olio di cocco“. 

L’olio di cocco fa male? Il dibattito si accende

Intervistato per l’occasione dalla CNN, il prof Kevin Klatt, ricercatore di nutrizione molecolare alla Cornell University, che sta studiando gli effetti metabolici dell’olio di cocco, ha dichiarato che l’olio di cocco “probabilmente non è così cattivo come il burro, ma non è buono come l’olio extravergine di oliva“. L’olio di cocco contiene soprattutto grassi saturi, che si trovano anche in grandi quantità nel burro e nella carne rossa. Come altri grassi saturi, quelli dell’olio di cocco (in special modo l’acido laurico) aumenterebbero i livelli di colesterolo “cattivo” LDL, ma anche l’HDL, il cosiddetto colesterolo “buono”, soprattutto quando questi grassi sostituiscono i carboidrati nella dieta. Walter C. Willett, professore di epidemiologia e nutrizione, collega della Michels all’Harvard University, tuttavia sottolinea che esistono diverse forme di HDL che svolgono ruoli diversi. Uno è quello di aiutare a eliminare il colesterolo LDL dal flusso sanguigno. “Ma alcune forme di HDL non lo fanno, quindi non sappiamo per certo se avere un HDL più alto sia una condizione migliore.” Anche Willett è concorde nel sostenere che l’olio di cocco, sebbene sia certamente migliore degli oli parzialmente idrogenati ad alto contenuto di grassi trans, non sia salutare quanto altri oli vegetali, quali quelli d’oliva o di colza.  Infatti anche se l’aumento delle HDL osservate con il consumo di olio di cocco compensa in parte il rischio per la malattia cardiaca, è sempre meglio consumare oli insaturi, che non solo aumentano i livelli di HDL ma abbassano anche il colesterolo LDL. Un altro punto saliente della diatriba sulla salubrità o meno dell’olio di cocco è il fatto che resti in parte sconosciuto in cosa si traduca un HDL elevato in termini di rischi per la salute.

Olio di cocco, si,  a patto di consumarlo con molta moderazione

Inutile sottolineare che l’olio di cocco, come tutti gli oli del resto, sia anche molto calorico (120 Kcal per un cucchiaio) ed è facile eccedere con il suo consumo specie se si è convinti che possa fare bene alla salute. Senza voler demonizzare l’olio di cocco gli esperti raccomandano infine un consumo moderato ed occasionale, ad esempio per la preparazione di piatti thailandesi o per avere quel sapore particolare e gradevole all’interno di dolci ed altre specialità.

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