Il colesterolo “buono” non sarebbe poi così buono per il nostro cuore?

È opinione diffusa quella che per mantenere un cuore sano dovremmo mantenere bassi i livelli del colesterolo “cattivo” (LDL), ed alti quelli del colesterolo “buono” (HDL). Ma una nuova ricerca dell’Università di Oxford nel Regno Unito, in collaborazione con scienziati dell’Università di Pechino e dell’Accademia Cinese delle Scienze Mediche di Pechino, rischia di mettere in crisi una delle credenze più accettate del mondo della medicina.

Come fa l’HDL a proteggere il cuore?

Sebbene non sia ancora ben chiaro come le HDL svolgano un loro ruolo protettivo sulla salute cardiovascolare, da sempre si cercano nuove soluzioni per aumentare i livelli di questa lipoproteina nel sangue. Una delle strategie terapeutiche più utilizzate prevede il blocco dell’attività della proteina di trasferimento dell’estere del colesterolo (CETP). Il CEPT è coinvolto nel metabolismo dei lipidi. Esso media lo scambio dei lipidi tra lipoproteine, tramite il trasferimento di esteri del colesterolo da HDL alle proteine ricche di trigliceridi. Ne consegue un’indesiderata riduzione di HDL. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology, mostra che l’innalzamento dei livelli delle HDL, attraverso il blocco del CEPT, in realtà non riesce a fare molto per proteggerci dalle malattie cardiache. Dunque non è vero che un HDL alto protegge il nostro cuore?

Il colesterolo buono fa bene o fa male?

Come spiegato dalla Dott.ssa Iona Millwood, autrice principale dello studio, e colleghi, alcune varianti genetiche possono avere lo stesso effetto di un farmaco sulla proteina CETP. Pertanto gli scienziati hanno analizzato le varianti genetiche che alterano il CETP in 151.217 individui. Su queste persone, tutti adulti cinesi, sono stati valutati i benefici e i rischi dell’inibizione del CETP, nell’arco di tempo di 10 anni. Alla fine di questo periodo, più di 5.700 di essi aveva sviluppato una malattia coronarica. Oltre 20.000 pazienti era invece stato colpito da ictus. Il team della Dott.ssa Millwood ha scoperto che  la maggior parte delle varianti genetiche CETP pur aumentando i livelli di colesterolo HDL, non presentavano rischi minori  di malattia coronarica e ictus. Non si è registrata neanche alcuna riduzione del rischio di aterosclerosi o altre malattie, come diabete e malattie renali.

Alzare le HDL senza ridurre le LDL non protegge il cuore

La Dott.ssa Millwood riassume così i risultati: “La nostra ricerca ha contribuito a chiarire il ruolo dei diversi tipi di colesterolo e suggerisce che l’innalzamento dei livelli di colesterolo HDL bloccando l’attività di CETP, senza abbassare anche il colesterolo LDL, non conferisce maggiori benefici per le malattie cardiovascolari”. I ricercatori stanno progettando di utilizzare lo stesso approccio genetico per chiarire i potenziali effetti di altri bersagli farmacologici.
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