Come essere felici in 12 minuti: le strategie vincenti per migliorare l’umore

Essere felici è l’obiettivo che tutti si pongono, ma niente è più fugace e inafferrabile della felicità. Questo sentimento si può raggiungere per un attimo e immediatamente dopo avere la sensazione di non averlo mai vissuto e per questo non riconosciuto, talmente siamo presi dagli impegni e dalle ansie quotidiane. Eppure basterebbe veramente poco per migliorare l’umore e godere appieno di quelle vibrazioni positive che la vita ci presenta: esattamente 12 minuti, come ci spiegano i ricercatori della Iowa State University, in uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Happiness Studies.

Come migliorare l’umore

La felicità non è esattamente “un bicchiere di vino con un panino”: quando si è infelici si può avere la tentazione di buttarci sul cibo o su altre compensazioni materiali, ma questo non dà reale felicità e al contrario potrebbe portarci a sentirci, immediatamente dopo aver soddisfatto quel desiderio, più depressi di prima. Certamente tutto cambia, ad esempio, quando lo stesso pasto diventa un’occasione di convivialità ed interazione sociale. Sebbene sia sbagliato affermare che la nostra felicità dipenda dagli altri, nessuno è fatto per essere solo. Proviamo per un attimo a cambiare le nostre prospettive. Piuttosto che concentrarci sui modi per essere felici, proviamo ad augurare il bene agli altri. “Camminare e offrire gentilezza agli altri nel mondo riduce l’ansia e aumenta la felicità e le sensazioni di connessione sociale”, ha spiegato uno degli autori principali dello studio americano, Douglas Gentile, professore di psicologia. “È una strategia semplice che non richiede molto tempo e che puoi incorporare nelle tue attività quotidiane.” 

Le strategie per essere felici

Augurare il bene altrui ci renderebbe dunque subito più felici e di buon umore. Per provare ciò il prof. Gentile con il collega Dawn Sweet e Lanmiao He, studente laureato in psicologia, hanno testato i benefici di tre diverse tecniche volte a ridurre l’ansia e aumentare la felicità o il benessere. I ricercatori hanno chiesto a degli studenti universitari di camminare per 12 minuti in un edificio e praticare una delle seguenti strategie (le prime due hanno effettivamente migliorato il tono dell’umore dei volontari, l’ultima, come vedremo più avanti, no):
  1. Amorevolezza: i ragazzi dovevano guardare le persone che incontravano e pensare, sforzandosi di essere realmente convinti di questo: “Vorrei che questa persona fosse felice”;
  2. Interconnessione: in questo caso gli studenti hanno osservato e immaginato le possibili interconnessioni sociali di chi incontravano, fantasticando sui loro sogni, speranze e sentimenti da poter condividere;
  3. Confronto sociale: nell’ultima prova i ragazzi dovevano osservare le persone incontrate e mettersi in paragone, valutando in cosa fossero migliori di esse.

Pensare al bene altrui rende felici in soli 12 minuti

Lo studio includeva anche un gruppo di controllo a cui è stato chiesto di osservare le persone incontrate concentrandosi solo sul loro aspetto esteriore, ovvero sul loro modo di vestire, l’abbinamento dei colori, il trucco e gli accessori. Tutti gli studenti sono stati intervistati prima e dopo la camminata per misurare l’ansia, la felicità, lo stress, l’empatia e la connessione. I ricercatori hanno confrontato ciascuna tecnica con il gruppo di controllo e hanno trovato che coloro che praticavano l’amorevolezza o desideravano che gli altri fossero più felici, più connessi, si sono rilevati più premurosi ed empatici, oltre che meno ansiosi. Anche il gruppo di interconnessione era più empatico e connesso. Il confronto sociale non ha invece apportato alcun beneficio ed è stato significativamente peggiore della strategia dell’amorevolezza. Gli studenti che si sono paragonati a chi incontravano infatti si sono sentiti meno empatici, premurosi e connessi rispetto agli studenti che avevano desiderato il bene altrui.

Il confronto sociale migliora l’umore solo temporaneamente

Precedenti studi avevano già dimostrato che il confronto sociale possa avere un effetto tampone quando ci sentiamo male con noi stessi. Ma i ricercatori dell’ISU spiegano che. “Al suo centro, il confronto sociale verso il basso è una strategia competitiva”, ha affermato Sweet. “Questo non vuol dire che non possa avere qualche beneficio, ma la mentalità competitiva è stata collegata a stress, ansia e depressione.” I ricercatori hanno anche esaminato come diversi tipi di persone avessero reagito a ciascuna tecnica. Ci si aspettava che le persone naturalmente altruiste potessero trarre maggior beneficio dalla strategia dell’amorevolezza, o che quelle narcisistiche avrebbero avuto difficoltà a desiderare la felicità altrui. Ma i risultati dell’esperimento sono stati sorprendenti: “Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità” – ha affermato Lanmiao – Estendere la gentilezza amorevole agli altri ha funzionato ugualmente bene per ridurre l’ansia, aumentare la felicità, l’empatia e i sentimenti di connessione sociale“.

Il confronto sui social media può rendere più infelici

Essere felici dunque è un aprirsi positivamente agli altri, sforzandosi di desiderare che la stessa felicità possa toccare a chi incontriamo lungo la via. Il paragone sociale, del tipo “io sono meglio di te”, al contrario potrebbe migliorare l’umore, ma solo temporaneamente. C’è poi un altro aspetto, che sebbene non abbia riguardato lo studio in questione, pone comunque delle importanti questioni: l’uso dei social media. Le nostre giornate sono ormai permeate dall’utilizzo dei social media. Diventa fin troppo facile entrare nella vita altrui (o quella che gli altri intendono mostrare e talvolta ostentare) ed osservarne pregi e difetti. Mai come in questo caso il paragone sociale è dietro l’angolo. Osservazioni del tipo “quello guadagna più di me”, “quella è più magra di me” e così via, possono generare forte frustrazione ed insoddisfazione, minando le mostre sicurezze. Il prof. Gentile ribadisce che il confronto è sempre una strategia rischiosa“È quasi impossibile non fare paragoni sui social media – e prosegue – Il nostro studio non ha riguardato questo, ma spesso proviamo invidia, gelosia, rabbia o delusione in risposta a ciò che vediamo sui social media, e quelle emozioni disturbano il nostro senso di benessere. Il confronto funziona bene solo quando stiamo imparando qualcosa o dobbiamo fare una scelta, ha concluso il prof. Gentile. Ad esempio, da bambini impariamo guardando gli altri e confrontando i loro risultati con i nostri. Tuttavia, quando si tratta di felicità, tutto cambia. Nulla sembra essere in grado di migliorare l’umore più a lungo del desiderare la felicità del prossimo.

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