Dryopteris filix-mas, felce maschio: identificazione, proprietà, usi medicinali, raccolta, conservazione controindicazioni e tossicità

Il Dryopteris filix-mas (L.) Schott o felce maschio è la classica felce che noi tutti conosciamo, dalle fronde lunghe e forti. Viene impropriamente definita felce “maschio” per distinguerla dalla felce “femmina”, l’Athyrium filix-femina che ha fronde più fini ed eleganti. L’etimologia del genere Dryopteris, deriva dal greco drys (quercia) e pteris (felce). Gli antichi greci indicavano con questo nome una felce che cresceva alla base delle querce di cui già conoscevano le proprietà antielmintiche. Appartenente alla famiglia delle Polipodiaceae, la felce maschio, come tutte le felci, è considerata un autentico fossile vivente, che si riproduce mediante spore. In quest’articolo esploreremo: identificazione, proprietà, usi medicinali, raccolta, conservazione, controindicazioni e tossicità della Dryopteris filix-mas.

Identificazione: come riconoscere la Dryopteris filix-mas

Diffusa nei boschi, nelle vallate, in zone ombrose e terreni umidi e freschi, fino a 1600 m d’altitudine, la Dryopteris filix-mas è una specie perenne appartenente alla flora italiana, ma ad ampia distribuzione cosmopolita. Il rizoma, che è la parte utilizzata per le sue proprietà medicinali, è orizzontale o ascendente, robusto, della lunghezza di 15-30 cm, con uno spessore di 6 mm, reso più consistente da squame e basi fogliari persistenti di colore marrone scuro. L’interno del rizoma è appena raccolto di colore verde chiaro, più tardi di colore giallo rossastro con un odore tipico, ma debole, un sapore dolciastro, nauseabondo, poi amarognolo e astringente. Dal rizoma si dipartono le numerose radichette scure avventizie, sottili, tenaci, poco ramificate. Dai teneri germogli a ricciolo che si notano in primavera, a livello del terreno, si sviluppano, in poche settimane, ciuffi di fronde imponenti che possono raggiungere anche un metro d’altezza ed una larghezza massima di 25 cm.

Felce maschio – da giugno a settembre, nella pagina inferiore delle foglie, appaiono i sori che racchiudono gli sporangi e le spore

Il picciolo è breve, segnato da due spigoli laterali, rivestito da numerose squame (palee) membranose, color ruggine, lanceolate, con margini dentellati, che continuano, riducendosi di numero e dimensioni, lungo tutta la rachide e sulle nervature fogliari. Le foglie sono divise due volte in pinnule ottuse, poco dentate, lanceolate, terminanti a punta. In giugno-settembre la felce maschio produce i sori contenenti le spore, distribuiti sulla pagina fogliare inferiore, disposti in 2 ranghi, vicino alla nervatura. I sori hanno un indusio cordato o reniforme, glabro, verde pallido, glanduloso inizialmente che poi diventa di colore bruno e raggrinzito fino a scoprire gli sporangi. Le spore sono brune, con superficie segnata da rugosità disposte a spirale. Per distinguere la droga (rizoma) della felce maschio da quella di specie affini con cui può essere sofisticata muniamoci di una lente: le basi dei piccioli attaccati al rizoma di questa specie presenta una cerchia di 8-10 fasci, le altre specie ne presentano meno.

Raccolta e conservazione del rizoma di felce maschio

Il rizoma della Dryopteris filix-mas può essere raccolto tutto l’anno per uso immediato, in autunno per la conservazione. Puliamo il rizoma senza usare acqua, ma solo scuotendolo energicamente per liberarlo da terriccio ed altre impurità. Essicchiamolo all’ombra in luogo molto areato. È importante essiccarlo rapidamente ed utilizzarlo solo finché conserva internamente il colore verde, cioè entro pochi mesi dalla raccolta. La droga si conserva in luogo fresco e asciutto, all’interno di sacchetti di carta o in contenitori in vetro scuro o ceramica per non oltre un anno.

Proprietà e usi medicinali della felce maschio

Il rizoma di felce maschio contiene filmarone (5%), filicina od acido filicico (1,5-2,5%) sotto forma di tannoidi dell’acido filicitannico insieme ad altre sostanze come acido flavaspidico, aspidiol, albaspidina, flovaspina, acido tannico. Il rizoma di Dryopteris filix-mas possiede principalmente proprietà tenifughe, ovvero è in grado di paralizzare la tenia, provocando il distacco dei suoi scolici dalle pareti intestinali, senza tuttavia ucciderla. Per espellerla sarà necessario pertanto utilizzare successivamente un energico purgante. Il preparato che si usa in terapia per eliminare i vermi è l‘estratto etereo di rizoma di felce maschio (assumere 2,5-5 g fino a 10 g) o la polvere di rizoma (5-15 g) che dev’essere ottenuta dal rizoma non troppo vecchio.

A parte l’impiego come antielmintico, esistono altri usi tradizionali del rizoma di felce maschio. Il decotto di rizoma di felce maschio può essere utile contro (uso esterno):

  • gotta e reumatismi: mettere a bagno per 15 minuti l’articolazione dolorante in un decotto preparato con 3 rizomi in 3 litri d’acqua;
  • piaghe: lavare la piaga con un decotto preparato con un litro d’acqua, facendo bollire per 10 minuti 10 g di rizoma di felce maschio;
  • Piedi affaticati e gonfi: impacchi di rizoma di felce maschio, tagliato a pezzi. Bollire per 15 minuti la droga in 1 litro d’aceto, filtrare; imbevere delle compresse nel decotto una volta raffreddato.

Controindicazioni e tossicità della felce maschio

Occorre usare molta cautela prima di assumere la Dryopteris filix-mas per eliminare la tenia, dato il suo potenziale effetto tossico anche sull’uomo. Il fai-da-te in questo caso è altamente sconsigliabile, utilizzare il rimedio solo sotto stretta osservazione medica. Questo rimedio naturale contro i vermi intestinali è controindicato nei bambini, nelle donne durante gravidanza e l’allattamento, nelle persone anemiche o con disturbi al cuore o ai reni. Il vermifugo va assunto nelle dosi consigliate e assolutamente a stomaco vuoto, in quanto l’olio e le altre sostanze grasse presenti negli alimenti favoriscono l’assorbimento dell’acido filico che può dar luogo ad avvelenamenti. Per le stesse ragioni il purgante, da assumere per favorire la successiva l’evacuazione dei cestodi, dev’essere di tipo non oleoso (mai ad esempio l’olio di ricino).

I sintomi dell’avvelenamento dovuto ad uno scorretto uso interno del rizoma di Dryopteris filix-mas possono includere: malessere generale, vomito, diarrea, confusione mentale, perdita della coscienza, disturbi cardiaci ed epatici, albuminuria, amaurosi per lesione del nervo ottico, degenerazione del nervo acustico e dell’organo del Corti, tetania, morte per paralisi cardiaca e respiratoria.

Le informazioni e i rimedi riportati in quest’articolo non intendono affatto sostituire il parere medico, si declina pertanto qualsiasi responsabilità derivante dall’uso improprio degli stessi.

Bibliografia:Segreti e virtù della piante medicinali - Selezione dal Reader's Digest 1979
Nuovo erbario figurato - G. Negri, Hoepli - ristampa 2014

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