Patatine, pollo e pesce fritto: aumentano il rischio di mortalità del 13%

Croccante, fragrante e gustoso: il cibo fritto è un peccato di gola a cui pochi resistono. Che siano le classiche patatine fritte, il pollo fritto dorato e succulento o un fritto misto di pesce e frutti di mare, pochi alimenti riescono ad unire semplicità e gusto come quelli fritti, capaci di conquistare il palato di grandi e piccini. Tuttavia è risaputo che la frittura non sia propriamente il metodo di cottura più salutare, oltre che inevitabilmente ipercalorico.
I cibi fritti sono più grassi e le elevate temperature cui l’alimento viene sottoposto favoriscono la formazione di sostanze dal potenziale cancerogeno come acrilammide e acidi grassi trans. Ma quanto il consumo regolare di cibi fritti può nuocere alla salute? Ecco cosa rivela uno studio condotto dall’University of Iowa, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica BMJ.

Lo studio

Da sempre i cibi fritti vengono bollati come alimenti poco sani, ma gli studi precedenti non hanno mai dissipato i molti dubbi che ancora persistono. Con l’intento di fare un po’ di chiarezza i ricercatori statunitensi per lo studio in questione hanno provato ad associare l’ingestione di cibi fritti alle percentuali di mortalità per qualsiasi causa, per malattie cardiache o per cancro. La ricerca ha coinvolto ben 106.966 donne statunitensi, di età compresa tra 50 e 79 anni, iscritte allo studio “Women’s Health Initiative (WHI)” tra il 1993 e il 1998. Le donne, seguite fino a febbraio 2017, sono state sottoposte a dei questionari per valutare il tipo di dieta seguito e altri fattori importanti come lo stile di vita, la qualità generale della dieta, il livello di istruzione e il reddito.
Durante il periodo di follow-up si sono verificati 31.588 decessi, di cui 9.320 dovuti a malattie cardiovascolari, 8.358 per cancro e 13.880 a causa di altri problemi. I ricercatori hanno dunque esaminato il consumo totale e specifico da parte delle donne di diversi cibi fritti, tra cui: “pollo fritto”; “pesce fritto, sandwich di pesce e molluschi fritti (gamberetti e ostriche)”; e altri cibi fritti, come patatine fritte, tortilla e tacos.

Pollo e pesce fritto: fattori di rischio per le malattie cardiovascolari

Si è così scoperto che mangiare regolarmente cibi fritti (tutti) fosse associato ad un aumentato rischio di morte, per qualsiasi causa ed, in particolare, per malattie cardiovascolari: coloro che consumavano uno o più porzioni di cibo fritto al giorno presentavano un rischio maggiore dell’8% di morire precocemente rispetto a quelle che non ne mangiavano. Una o più porzioni di pollo fritto al giorno era legata a un rischio di morte del 13% più elevato per qualsiasi causa e a un rischio maggiore del 12% di morte correlata a malattie cardiovascolari rispetto a chi non ne mangiava. Il fritto di pesce invece era legato a un rischio di morte del 7% più elevato per qualsiasi causa e un rischio maggiore del 13% di morte per malattie cardiovascolari rispetto al non mangiare alcun fritto. Tuttavia i ricercatori non hanno trovato prove concrete che associassero il consumo di cibi fritti con la morte per cancro.

L’identikit del consumatore medio di cibo fritto

Grazie ai dati raccolti i ricercatori hanno potuto tracciare anche l’identikit di chi consumava cibo fritto con regolarità. Queste donne tendevano ad avere uno stile di vita in generale insalubre ed una dieta povera di alimenti sani come frutta e verdura. In media si trattava di donne giovani, non bianche, con un livello di istruzione e di reddito basso, spesso fumatrici e poco propense a svolgere attività fisica.
Gli autori sottolineano, pur riconoscendo i limiti dello studio (il campione riguardava solo donne statunitensi e si tratta pur sempre di uno studio “osservazionale” basato su dati statistici) che “abbiamo identificato un fattore di rischio per la mortalità cardiovascolare che è facilmente modificabile nello stile di vita”. Dunque concludono suggerendo cheRidurre il consumo di cibi fritti, in particolare di pollo fritto e pesce/molluschi fritti, può avere un impatto clinicamente significativo sullo spettro della salute pubblica”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *